vignamaggio  storia

"Guarda, io sono un campagnolo: e vuoi sapere qual è l'angolo della terra, la volta del cielo, che mi fanno vivere così beato? Il luogo si chiama, dai vigneti di Bacco e dal più fiorente mese dell'anno, VIGNAMAGGIO. E' circondato, infatti di bellissimi vigneti da tutti i lati, e il primaverile genius loci meritava proprio questo nome. E' la villa dei Gherardi..."

da una lettera del 1659 di Valerio Chimentelli ad Alessandro Strozzi in cui descrive la Villa di Vignamaggio della nobile famiglia Gherardi, in Val Greve.

Particolare stemma facciata Vialla Vignamaggio

La Villa di Vignamaggio, circondata da un elegante giardino all'italiana, sorge in una splendida cornice chiantigiana di oliveti e vigneti ed è una autentica e mirabile testimonianza del Vignamaggio modello di vita agreste rinascimentale.

Il nucleo della villa risale al secolo XIV per opera dei Gherardini, a cui apparteneva la celebre Monna Lisa, la "Gioconda" di Leonardo da Vinci. I Gherardini erano una nobile famiglia toscana, probabilmente di origini etrusche o romane, che nella seconda metà del '200 prese a costruire il proprio castello a Montagliari su una collina dominante la valle del fiume Greve.
Da questa posizione erano soliti assalire chi trasportava vettovaglie e mercanzie a Firenze, che, nel 1302, decise di porre fine a questi episodi, mettendo sotto assedio il castello e distruggendolo. In seguito i Gherardini si trasferirono sull'altro versante della vallata, a VIGNAMAGGIO, dove crearono il primo nucleo di quella che è l'attuale Villa.

Vignamaggio toccò il suo massimo splendore verso la metà del XVII secolo ed appartenne ai Gherardi fino al 1832.
Nel 1925 fu acquistata dalla Contessa Elena Sanminiatelli, la cui famiglia restaurò il giardino all'italiana e la villa. Qui visse a lungo anche lo scrittore Bino Sanminiatelli.

Dal 1988 Gianni Nunziante, l'attuale proprietario, ha riabilitato edifici e giardino e ha intrapreso un progetto di ristrutturazione dei vigneti e delle cantine.

Da ricerche effettuate si sono ritrovati presso l'archivio Datini di Prato alcuni documenti riguardanti Vignamaggio. Uno di essi in particolare, datato 26 ottobre 1404, consiste in una lettera a Francesco Datini a firma di Amido Gherardini, proprietario della tenuta a quell'epoca, nella quale si parla di vino inbotato a Vignamag(i)o che ha celebrato dunque nel 2004 il secentenario di tale attività.

la facciata principale di vignamaggioil giardino all'italianaparticolare del giardino di VignamaggioStatua giardino Villa Vignamaggio

 

La Pergamena del 1404

Pergamena del 1404

 "Nome di Dio, amen. A dì 26 d'Ottobre 1404."

A di 23 di questo ebi 1 vostra letera: rispondevi apreso.
Mi scrivete che avete trato uno mezo barile de le mie boti e no' bisogna che voi mi scriviate d[i ciò], ch'io riputo che le chose mie sieno vostre: fatene che vi piace.
Voi mi scrivete ch'io vi mandi uno mezo barile di vino:io vi ne mando una soma; e togliete quelo volete e l'altro, Biagio, riempia le mie, che sono vostre; e, se avanza vino, serbilo nel barile, che sarà buono a berlo, per no' metere chosì tosto mano a la bote.
La bote ch'io o ne la volta, vota, io aspetava di tramutarvi dentro vino ch'io ò inbotato a Vingnamag(i)o; ma, se voi 'avete bisogno, togl(i)etela. Voi mi scrivete ch'io v'avisi quand'io verò a Firenze: che bisongna ch'è voi diciate a questo odo? Se no fose ch'io ò due maestri, io vere(i) ora; ma se non è di tropo inportare, io istarò insino fato Ongnisanti: Altro no dico: Idio vi gua(r)di. Salutatemi la Margerita, da mia parte.

Amidio Gherardini

Targa VignamaggioStemma a Vignamaggiotarga Bino SamminiatelliStemma famiglia Vignamaggio